Il pesce di Paul Klee non vive nell’acqua.
Il luogo che la pittura inventa
Paul Klee, Fish Magic (Fischzauber), 1925, olio e tecnica mista su tela, Philadelphia Museum of Art
Il pesce ritorna spesso nella pittura di Paul Klee. Lo si incontra in dipinti, acquerelli e disegni lungo molti anni. La sua presenza colpisce per il modo in cui, ogni volta, modifica lo spazio del quadro.
Fish Magic, eseguito nel 1925, permette di cogliere questo aspetto con particolare chiarezza.
A un primo sguardo nulla sembra insolito. I pesci sono immediatamente riconoscibili. Hanno un corpo, un occhio, una coda. Stanno nuotando. Poi lo sguardo si sofferma sullo spazio che li circonda e nasce un’incertezza. L’acqua è presente. Se ne avvertono il colore, la trasparenza, la sospensione. Il fondale scompare. La profondità perde misura. Anche il confine fra mare, terra e cielo rimane incerto.
Anche il colore guida lo sguardo. I blu profondi, le velature e le improvvise accensioni luminose accompagnano la nascita di uno spazio nel quale le figure sembrano affiorare lentamente. La luce non proviene da un punto preciso. Emerge dalla materia stessa della pittura.
Paul Klee, Fish Magic (Fischzauber), 1925. Particolare. Il pesce emerge attraverso velature e trasparenze che contribuiscono alla costruzione dello spazio pittorico.
Eppure quei pesci non sembrano fuori posto.
La stessa impressione ritorna in Around the Fish. Il pesce occupa il centro della superficie; attorno si raccolgono una luna, una croce, frecce, un volto, un punto esclamativo e altri segni. Nessuno interrompe l’equilibrio dell’insieme. Ogni presenza trova il proprio posto e contribuisce alla misura del dipinto.
Paul Klee, Around the Fish, 1926. Olio e tempera su tela applicata su cartone. Museum of Modern Art, New York. Fa parte della collezione permanente del museo, anche se non è sempre esposta al pubblico. Il pesce diventa il centro di un sistema di relazioni: ogni segno contribuisce alla costruzione dello spazio del dipinto.
Lo sguardo finisce così per seguire soprattutto i rapporti che il pesce stabilisce con tutto ciò che lo circonda. Le distanze acquistano importanza, i segni dialogano fra loro, la composizione trova il proprio equilibrio.
Per secoli il pesce aveva mantenuto un rapporto stabile con il proprio ambiente. Che comparisse in una scena di pesca, in una natura morta o in un mosaico paleocristiano, il mare, il lago o il fiume continuavano a definirne il luogo. Cambiavano i significati. Non cambiava il luogo.
Nei dipinti di Klee accade qualcosa di diverso.
Seguendo lo sguardo attraverso Fish Magic, ci si accorge che il pesce non occupa semplicemente uno spazio. Le distanze fra le figure, il loro orientamento e il ritmo della composizione acquistano coerenza insieme alla sua presenza. Lo spazio del quadro prende forma mentre lo sguardo attraversa l’immagine.
Il pesce conserva la propria riconoscibilità. La linea del corpo orienta lo sguardo. Il movimento stabilisce relazioni. La sua presenza tiene insieme elementi che, fuori dal dipinto, apparterrebbero a esperienze differenti.
Negli stessi anni il rapporto fra la figura e lo spazio attraversa tutta la pittura europea. Klee conserva la riconoscibilità delle cose e assegna loro un compito più ampio. La figura orienta il dipinto, stabilisce distanze, crea accordi fra presenze diverse.
Nelle lezioni del Bauhaus Klee torna spesso su questo problema. Una forma nasce, cresce, segue una direzione e raggiunge un equilibrio. Il pittore ne osserva il percorso, quasi volesse ricostruire il movimento che l’ha condotta al suo aspetto finale.
Paul Klee, pagina manoscritta delle lezioni del Bauhaus, ca. 1921- 1922. Zentrum Paul Klee, Berna. Gli appunti illustrano il processo di crescita e di organizzazione della forma, tema centrale anche nella sua pittura.
Nei pesci questa idea diventa particolarmente chiara. Il corpo segue una direzione interna; la coda ne prolunga lo slancio, l’occhio indica un orientamento. Le linee sembrano derivare l’una dall’altra. La figura conserva così la memoria del proprio formarsi.
Anche la materia del dipinto partecipa a questa crescita. In Fish Magic le velature, la preparazione della superficie e le diverse consistenze del colore fanno emergere le immagini a poco a poco. Alcune appaiono vicine, altre sembrano arretrare nel buio. La superficie rimane presente e, nello stesso tempo, acquista una profondità difficile da misurare.
L’acqua può ormai rinunciare al fondale, all’orizzonte e ai consueti segni della profondità. Sono il colore, le distanze e il ritmo delle forme a dare ai pesci il loro ambiente.
Quando Klee scrive che l’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile, offre anche una chiave per avvicinarsi a queste opere. Lo sguardo riconosce i pesci, l’acqua, i segni disseminati sulla superficie. Poco alla volta riconosce anche i rapporti che li uniscono. È da quei rapporti che il dipinto trae la propria unità.
Il pesce continua a essere un animale del mare. Il suo luogo prende forma insieme alle figure, cresce attraverso il colore, le distanze e il ritmo della composizione.
È una qualità che si avverte prima ancora di trovare le parole per descriverla. Forse è anche per questo che, a distanza di un secolo, quei pesci continuano ad apparire perfettamente nel loro ambiente.
Paul Klee, Due pesci, un amo, un verme, 1901. Una delle prime apparizioni del motivo del pesce nell’opera dell’artista.
Martina Gecchelin